Il mio percorso interiore

Tu scivoli sulla scia del sole,
ma il tuo pensiero abbagliato
non intuisce il mare dorato.

Così desidero presentarmi; attraverso le parole di alcuni miei pensieri che hanno puntualizzato le prime tappe del mio cammino.

In questi brevi parole iniziali ho cercato di esprimere tutto l’anelito della mia ricerca, iniziata fin dal tempo dell’adolescenza: cercare l’uscita dall’unilateralità e parzialità del singolo punto di vista, ‘sulla scia del sole’, per entrare in una visione che abbracci la totalità della realtà, ‘il mare dorato’.

Sono sempre stata convinta, e ora ne ho la certezza, che l’uomo non è destinato a rimanere prigioniero del relativismo, ma che può aprirsi ad una visione che abbracci ogni punto di vista, venendo questo a costituire solo l’inevitabile punto di partenza nel rapportarci al mondo, ma non la meta del cammino umano.

Tuttavia il mio pensiero di tipo logico-matematico (nonostante gli studi letterari) e il mio senso pratico, mi hanno sempre impedito di intraprendere percorsi vaghi e astratti. Così non trovando alcuna risposta né nell’ambito religioso e neppure nell’ambito degli studi accademici, tentavo i primi voli di esplorazione in solitario, ma rimanendo sempre con l’amara sensazione di sfiorare qualcosa che non riuscivo ad afferrare.

Talvolta le ali del tuo pensiero
ti sollevano nel silenzio del mistero
che per un istante
sembra intenda svelare
il suo imperscrutabile celare
ma allo smarrirsi della ragione
e allo sgomento del cuore
segue solo la certezza
che la verità non è
che a un fremito d’ali
dal volo della tua saggezza

Solo l’incontro con l’Antroposofia di Rudolf Steiner, e cioè con la conoscenza dell’uomo offertaci da una scienza dello spirito, è riuscito a saziare la mia fame e la mia sete; anzi mi ha offerto un’abbondanza di nutrimento che mai avrei potuto immaginare e che sono ben lontana dall’aver gustato nella sua pienezza.
Tra le tante domande che vivevano in me, c’erano quelle sulla possibilità dell’uomo di conoscere la realtà:

  • l’uomo può saziare il suo anelito di conoscenza?
  • Può accedere a un livello di comprensione profonda della realtà? E di se stesso? Può trovare quella conoscenza senza la quale è costretto a vagare sulla terra come un cieco?
  • Può saziare  l’urgere delle sue domande?
  • Può trovare quella conoscenza in grado di abbracciare in una visione unitaria tutta la complessità delle manifestazioni naturali e umane?
  • E lo può fare uscendo dalle sabbie mobili di vaghe ipotesi, contraddittorie e sempre opinabili, o di sterili dogmi, che non forniscono nessun saldo appoggio?
  • Lo può fare poggiando sulla solidità di atteggiamento scientifico e non visionario?

La mia interiorità è sempre stata convinta che se c’era la domanda doveva esserci anche la risposta.
Lo può! E lo può fare con un pensare di tipo logico-scientifico, proprio quello di cui abbiamo bisogno in questo tempo, ma così potenziato da poter varcare i limiti dei sensi e immergersi in quanto a tutta prima non è percepibile, ma comprensibile!
Qualcuno potrebbe obiettare che questo non è scientifico, perché la scienza è tale in quanto crede solo al dato sensibile. Ma è proprio così? In realtà la scienza inganna se stessa quando proclama questo. Quando per esempio Galileo, e prendo lui in quanto è riconosciuto come il fondatore del metodo scientifico, ha ipotizzato che il sole fosse fermo e la terra in movimento, aveva fiducia nel dato sensibile? Aveva fiducia in quello che gli mostravano e suoi occhi? No!
Aveva fiducia solo nel suo pensare e cioè in qualcosa di assolutamente invisibile e, potremmo dire, spirituale. Solo che questo non lo si considera mai. E proprio quello stesso pensare scientifico, dopo essersi allenato alla palestra del mondo dei sensi, può imparare a rivolgersi a qualcosa d’impercepibile, come d’altronde sono impercepibili le orbite dei pianeti, essendo solo delle ipotesi, dei modelli. Perché la scienza è data da un atteggiamento conoscitivo, non dall’oggetto a cui si rivolge.
Ecco che si apre tutto un mondo straordinario all’uomo, un mondo però che per essere conosciuto nelle sue immense profondità richiede all’essere umano un po’ di più di un pensare logico, e cioè anche la disponibilità a uscire dalle sue abitudini interiori, dalle sue credenze, con un atteggiamento nello stesso tempo ardito e spregiudicato, pieno di meraviglia e devoto rispetto nei confronti del mondo.
Un mondo che si apre all’uomo, ma non allo sguardo  intellettuale dei dotti, perché

Rami nodosi
in verdi labirinti
germogliano
dalle loro menti
superbi intessono la luce
ma privi di radici
galleggiano, vacue nuvole
a oscurare il sole
per essere soffiate via
al primo alito di vento.

Semmai allo sguardo di un saggio che

Con i mattoni delle sue verità
non innalza
chiusi ripari di mura
ma svettanti gradini
sposi dell’aria
dai quali in eterno peregrinare
il suo sguardo
si leva silenzioso
per chinarsi neonato
sui giochi del mondo.

Perché strumento di conoscenza  non è il microscopio o il telescopio, ma l’uomo stesso, quando si sia reso tale attraverso una seria disciplina di autoeducazione.

Nel divenire imitiamo gli dei:
rimodellando la creta
della nostra tomba
creiamo le ali che ci risollevano
alle altezze divine
liberando dai cristalli del tempo
la nostra forza di luce.

Da questi presupposti si muove tutta la mia ricerca nell’ambito dell’Antroposofia e subito è diventato bisogno di condivisione, innanzitutto attraverso la parola ed ecco i corsi, i seminari e i gruppi di studio attraverso i quali da anni cerco di accompagnare l’avvicinamento alla vastità del pensiero di R. Steiner.

Ma anche i racconti e le poesie, per grandi e piccoli, alla ricerca di un’espressione anche immaginativa per tali contenuti.

Scostare delicatamente
il sudario del mondo
e scoprire sottili
ragnatele
dell’ordito divino
sui cui fili tessere
sussurrati
ricami di parole.

E poi ancora l’esperienza nel colore, nella pittura, sempre alla ricerca di un’espressione che possa avvicinare l’anima umana e la sua intonazione, all’oggettività del mondo. Perché questo credo che sia il senso dell’arte.

Acuto lo sguardo
s’innalza
a rapire un attimo
dell’aereo fluire
e lo dona alla tua miopia
costringendolo tra sbarre
di colore, di parola, di suono

Tu apri la cella
con le chiavi del cuore
e dona nuove ali
a ciò che è nato per volare
e ricondurre messaggi agli dei

Così i nostri cieli
saranno sfarfallanti di vita
e fra le loro luci
bisbiglieranno i dialoghi
tra i precipitati e i sublimi.

E infine anche la danza in cerchio, perché la danza è una metafora della vita e muoversi nel cerchio ci fa percorrere i 360 gradi della visione del mondo, con gioia e grazia, insieme all’altro.

E poi?
Poi non rimane che danzare la vita
ricamarne le note con passi leggeri
svelarne la trama di stupiti intrecci
e al di sopra del tempo
tendere grata la mano a sguardi
vicini e lontani
abbracciando gli arcani
di eterne armonie.

E la ricerca continua, in una tensione sempre rinnovata, perché l’ambito di ricerca è inesauribile e sempre più mi è chiaro che conoscere non vuol dire conquistarsi delle certezze, ma rivolgersi al mondo sempre con una domanda piena di stupore e meraviglia, anche a costo di dover calpestare precedenti sicurezze.

Non fermarti a contemplare la purezza
del cristallo che ti sei conquistato
ma abbi il coraggio di calpestarlo
per innalzare il tuo nuovo sguardo